sabato 22 settembre 2018

MTT: quali sono i migliori tornei da giocare?

Published on dicembre 21, 2011 by   ·   No Comments

L’offerta dei tornei multi-tavolo in Italia è cresciuta a dismisure negli ultimi due anni e praticamente in qualsiasi ora, chi ha voglia di cimentarsi in un torneo MTT può farlo semplicemente consultando il palinsesto delle tante poker room che troverete sul nostro sito e scegliere il torneo che più gli aggrada. Come però avviene in qualsiasi mercato dove è esposta merce in abbondanza, anche nel mercato del poker è importante operare delle scremature per capire qual è la merce più interessante.

Cerchiamo in questo articolo allora di capire quali sono i tornei multi tavolo che dovremmo giocare e quali invece quelli che sarebbe meglio evitare. Tanto per cominciare, bisogna partire da un presupposto: il poker è uno skill game, un gioco quindi dove l’abilità alla lunga incide sul risultato finale. Dobbiamo quindi scegliere dei tornei in cui le nostre “skill” possano crearci dei margini di vantaggio sugli altri avversari che, si spera, siano meno skillati di noi. In sostanza, un buon torneo multi tavolo deve per prima cosa essere giocabile e per questo è indispensabile che abbia una buona struttura.

Nel settore dei tornei multi-tavolo la giocabilità è data dagli stack di partenza e dai minuti che intercorrono fra un livello di buio e il livello successivo. I cosiddetti tornei “deep stack”, cioè i tornei con stack profondi, sono quelli che ci danno maggiori margini di azione. Questi tornei hanno generalmente stack di partenza di oltre 4.000 chips. A volte le chips sono 5.000, altre volte 10.000 nei casi dei grandi tornei domenicali. Eccezionalmente lo stack può arrivare ad essere di 20.000(ma capita per lo più nei live).

Tuttavia, anche con stack molto deep, un torneo può rivelarsi la classica “sola” se non ha una buona struttura di bui. In Italia, ci sono molti tornei deep stack che nelle fasi iniziali sembrano perfetti e giocabili. Purtroppo l’incremento dei bui è strutturato malissimo e ci si ritrova nelle fasi finali, cioè quando le cifre in gioco si fanno importanti, a dover flippare anche per diverse migliaia di euro.  È un problema che praticamente affligge l’intero mercato delle punto.it e ad oggi i tornei la cui struttura non “collassa” nel late stage sono veramente pochi. Tuttavia, ci sono tornei che come struttura sono migliori di altri e ve ne sono altri ancora assolutamente da evitare.

Un esempio di torneo deep stack, con una buona struttura di bui potrebbe essere un torneo con stack di partenza 10.000 chips e bui che si alzano ogni 20 minuti. Anche tornei con stack di 5000 chips e cambio di buio ogni 15 minuti sono un ottimo terreno su cui far valere la nostra edge, sempre che ci sia, sugli avversari.

Tornei che invece andrebbero evitati sono i classici tornei turbo con stack ridotti. Anche in questa specialità alla lunga le nostre skill incideranno sul profitto, però bisognerà fare i conti con una varianza spesso assassina.

Un torneo turbo, come può essere il mini need-for speed di pokerstars delle 23:00, ha si stack di partenza di 4000 chips, ma ha anche una struttura che collassa entro la prima mezz’ora, riducendo tutto a un push-fold. Nel late stage, 30 left, perfino il chipleader si ritrova con uno stack minore di 20BB, ante escluse, cosa che blocca qualsiasi tipo di azione. In un torneo con una struttura simile ritrovarsi “card dead” per un paio di orbite significa sostanzialmente essere in un mare di guai e solo studiando come la bibbia l’icm si può pensare di avere dei margini sul resto dei partecipanti. Questo è forse uno dei tornei con la struttura più “crazy” in Italia. Tuttavia le room sono piene di tornei con strutture meno estreme, bui che si alzano ogni 10 minuti ma che già in zona bolla diventano ingiocabili.

La giocabilità non è però l’unica componente nella ricetta del torneo ideale. Altri elementi importanti sono il field e il rapporto buy-in/valore del garantito.  Il livello del field è dato principalmente dalla qualità e dal numero degli iscritti. Immaginando che Phil Ivey non abbia bisogno di leggere le nostre guide, riteniamo che fra i nostri lettori non ci sia qualcuno così bravo da ritenersi migliore di tutti i giocatori italiani. E in ogni caso, lo stesso Phil Ivey, pur avendo edge su qualsiasi essere umano, se dovesse scegliere il suo avversario fra mia nonna e Patrick Antonius, probabilmente non si farebbe scrupoli a propendere per l’anziana signora, perché sarebbe certo di avere un vantaggio cosmico su di lei.

Il principio è lo stesso: dobbiamo scegliere i tornei dove il livello medio è basso.
La nostra terra è fortunatamente abbastanza prodiga di giocatori spesso inesperti, quindi generalmente troveremo tantissimi fish in qualsiasi torneo, però noi li vogliamo veramente scarsi. Ci sono tantissimi giocatori che hanno studiato e che continuano a migliorarsi giorno dopo giorno. Questi giocatori, pur essendo ancora acerbi, hanno già una discreta edge sul frequentatore medio delle poker room, per il semplice fatto che hanno dedicato già un po’ di tempo allo studio del gioco, apprendendone le basi, cosa non da poco in Italia (ma assolutamente inutile se si spera di avere edge su un field internazionale). Eppure, nonostante questo, si macchiano del grossolano errore di non voler giocare contro i fish. Addirittura li evitano. La motivazione che spesso portano è la seguente: “I fish giocano a caso e non riesco ad avere lettura su di loro. Alla fine vince chi ha più fortuna. Invece contro i giocatori forti gioco meglio perché so di avere di fronte qualcuno sensato e quindi riesco a leggerlo meglio”. È una conclusione viziata da presupposti sballati. Ragioniamo con un po’ di fantasia: se giocassimo contro noi stessi, chi vincerebbe? Semplicemente chi ha più fortuna, in quanto alla fine leak e skill si equivarrebbero. In sostanza, ciò che è uno skill game, diventerebbe l’alternativa al bingo. Per fortuna però ci sono i fish o i giocatori occasionali: sono loro che contribuiscono a formare il montepremi che poi i vari regular provvederanno a spartire.

Certo: Un fish che non conosciamo è difficile da leggere e ci fa innervosire quando con le sue giocate strampalate ha la meglio (prendendoci pure in giro magari).  E sicuramente un giocatore che flatta una 3bet pre-flop con tutto il suo range, ci porta, al flop, a non poter fare una dignitosa scrematura di mani perché di fatto può aver flattato con tutto. Su un flop 3-5-6 lui potrebbe anche avere 4-7 in mano, nell’assurda ipotesi che flatti realmente col 100% delle sue mani.

Benchè questa tecnica insensata sia alla base di gran parte dei nostri improperi quando il fish di turno hitta il suo punto, in realtà analizzando il lungo periodo, loro stanno perdendo grandi quantità di buy-in. Un giocatore di MTT mantiene il suo roll grazie a questa tipologia di giocatore. Una volta che il fish è identificato poi sarà importante adeguare il nostro gioco a lui. È in questo che consiste l’abilità del buon giocatore di MTT, ossia nel cambiare il proprio stile a seconda dell’avversario, nell’ individuarne i punti deboli e sfruttarli a proprio favore.

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